Cronologia del Drago Nero
Cronologia della Prima Alleanza
La Via prosegue senza fine. (J.R.R.Tolkien)
La storia della Prima Alleanza si perde nella notte dei tempi, quando l'Europa era sconvolta ancora per la caduta del più grande impero che la storia ricordi, quando le certezze era divenute improvvisamente dubbi, quando la magia era potente e pochi erano coloro che la sapevano padroneggiare, quando l'Ordine di Hermes era giovane ma i loro fondatori già vecchi ed esperti, quando di apprendistini ve ne erano pochi ma rivaleggiavano con i loro maestri in astuzia e potere, quando la natura era selvaggia e gli antichi dei ancora ricordati nelle preghiere, quando la religione cristiana non era ancora l'unica religione, quando le guerre erano cruente e sanguinarie ma condotte da uomini con veri ideali e grande cuore... nella notte dei tempi, nasce la Prima Alleanza e da allora esse vive ancora...
Il passato che non tutti conoscono...
dal diario di Niam, Prima Filia Merenitae.
Oggi la Maestra mi ha spiegato alcune cose.
Aveva quell’espressione strana, che è così difficile vedere sul suo volto, seria ma non serena come nei momenti in cui mi parla dell’Arte e dei suoi viaggi nel regno fatato. Mi ha detto che alcuni fra i maghi più potenti del mondo si sono riuniti in un Consiglio, o alleanza, che loro chiamano Ordine di Hermes.
Presto sarò tenuta anch’io a giurare fedeltà a tale ordine.
Poche delle mie domande hanno avuto una risposta: quale sia l’origine e l’entità dei poteri degli altri maghi, quali siano le ragioni profonde di questo patto; e, soprattutto, mi è stato detto di non evidenziare troppo il mio interesse per il mondo fatato, e, in particolare, per la strana natura della magia usata alle fate...
Anno 774 d.C.
L’estate sta per finire e siamo partiti per un lungo viaggio, Merenita non ha voluto con se altri che me e Bron.
Stiamo andando in Germania dove credo entrerò a far parte dell’Ordine di Hermes.
Mi daranno la possibilità di scegliere, ma a volte mi chiedo se veramente ho un’altra scelta: cosa potrei fare in questo mondo, sola senza una guida?
Ho assistito ad una riunione del Consiglio, ho visto gli altri maestri, ho percepito parte della quantità enorme di potere che possiedono. Anche altri di loro avevano portato i propri allievi: il primo giorno si è concluso con il nostro giuramento di fedeltà all’Ordine, il Patto di Hermes.
Ma è stato il secondo giorno a sconvolgermi. Pare che da tempo i maestri avessero un progetto: prendere alcuni dei loro discepoli migliori e farli vivere insieme, senza più aiuti, indipendenti, liberi di scambiarsi informazioni, per mettere a confronto diversi modi di intendere l’Arte. Avevano già trovato un posto dove farli, o meglio, farci stabilire, per dare vita a quella che loro chiamano Prima Alleanza.
Abbiamo intrapreso il nostro viaggio ormai da un mese, approfitto del lungo periodo che dovrò passare su questa nave per riordinare i miei appunti, che ormai stanno diventando un diario, e anche per riordinare le mie idee.
Siamo partiti in otto, quattro Magi, ognuno con il proprio compagno. Prima di tutto ci siamo Bron ed io; ci ha raggiunto anche Pix, ma per ora non mi sembra il caso di informare gli altri della sua presenza, poco male se credono che parlo da sola. Poi c’è Kuriak. , allievo di Tytalus, uno scandinavo dall’aria scontrosa e dai modi rozzi, che si accompagna con un enorme guerriero della sua stessa razza che, credo, sia qualcosa di simile alla sua scorta.
Viene poi l’allievo di Tremere, Kasnar., uno slavo con una strana malattia , che lo costringe a fuggire i raggi del sole: si aggira sulla nave sempre totalmente coperto ed esce sul ponte solo di notte, dando adito alle più oscure dicerie fra i marinai. Inoltre si accompagna ad un guerriero, slavo anch’esso, che durante il viaggio si è rivelato essere un qualche tipo di licantropo. Ma non posso certo giudicare io, che mi accompagno ad una fata.
L’ultimo Magus è Marcus, un italico allievo di Bonisagus: sembra socievole, simpatico, bene educato; è l’unico ad avere con se un semplice servo e non un guerriero, è l’unico che pare avere tutte le informazioni su quello che dovremmo fare. Forse mi sbaglio ma non mi fido di lui, anzi non riesco a fidarmi neanche degli altri e questo non mi pare un buon inizio per la nostra impresa.
Abbiamo lasciato la Germania con un convoglio di carri, e abbiamo raggiunto la Normandia per poi imbarcarci. La nostra meta è una piccola isola fra l’Irlanda e la Bretagna, chiamata isola di Mann. Nessuno di noi, ad eccezione forse di Marcus, sa cosa aspettarsi. Sappiamo solo che è un’isola poco abitata e ricca di fonti magiche, e che dovremmo passarci 25 anni; poi il nostro operato sarà giudicato.
Portiamo con noi solo pochi libri e qualcosa da barattare, ma a primavera arriveranno le attrezzature da laboratorio.
Anno 775 d.C.
L’isola non appare molto ospitale, forse perché l’inverno è alle porte.
Siamo subito entrati in contatto con gli abitanti dell’unico villaggio, gente rozza di ceppo scandinavo, che si mantiene con pesca e saccheggi attuati nella bella stagione. Sono guidati da un capo guerriero, il drakhar, e da un druido (solo di lui ricordo il nome, Brehn), ed è già chiaro che i due non vanno d’accordo. Il druido sembra essere quello più amichevole nei nostri confronti, non so se perché è così stupido da credere di non dover avere paura di noi, o perché è così astuto da aver capito davvero cosa siamo e quanto utile potrebbe essere la nostra protezione.
Ad ogni modo per ora soddisfano le nostre richieste perché abbiamo di che pagare: abbiamo fatto tirare in secca la nave, e abbiamo cominciato a costruire la nostra casa, la nostra roccaforte, nella zona a sud- est dell’isola.
Abbiamo cominciato ad esplorare l’isola. Ci sono due boschi principali, uno a sud, vicino l’Alleanza, e uno più piccolo a nord, vicino al villaggio. Sulla costa nord si trova una zona montuosa, e un picco isolato si alza al centro dell’isola. Le coste appaiono frastagliate, con pochi buoni attracchi e qualche isolotto minore, ma alcuni dei miei compagni non sono del tutto convinti della costa a sud: pare che vi si trovi una sorta di aura demoniaca, ma non siamo riusciti a chiarirci le idee. Da parte mia ho notato almeno due zone fatate; da una di esse credo sia meglio tenersi lontano, ma l’altra sarà un buon punto di partenza per i miei studi e i miei progetti futuri. Dovrò però rimandare la cosa ai prossimi anni, per ora credo sia il caso di stabilizzare la nostra posizione qui, e vedere se davvero riuscirò a collaborare con i miei compagni.
Solo ora mi rendo realmente conto di quanto fossi impreparata a una situazione del genere.
E’ stato un anno intenso, quello che volge al termine, eppure mi pare che abbiamo concluso poco. Dell’isola per ora sappiamo che nasconde una quantità quasi inverosimile di segreti, e ancora mi chiedo a quale scopo siamo stati mandati proprio qui; il luogo in cui viviamo per ora è solo un insieme di pietre e legno, e sebbene offra un riparo sicuro non so se mai potrò chiamarlo davvero casa; la nave che attendevamo con i nostri preziosi strumenti tarda ad arrivare.
Per quanto riguarda la gente del luogo, essa ci guarda ancora con sospetto, e la merce di scambio per comprare il loro lavoro sta diminuendo; alcuni fra i miei compagni sono già pronti a usare la forza per ottenere rispetto, e, anche se sono contraria, se non succede qualcosa al più presto temo che possa essere l’unica soluzione possibile.
Per facilitare i difficili rapporti, noi Magus abbiamo esortato i nostri compagni a partecipare ad una festa religiosa che si è tenuta al villaggio durante l’estate, e pare che loro si siano fatti onore e che la cosa sia stata davvero utile. Sono molto grata a Bron per aver esaudito la mia richiesta senza obbiettare: so bene che per un irlandese come lui è piuttosto difficile accettare di mischiarsi a degli scandinavi.
Anno 776 d.C.
Finalmente almeno uno dei tanti misteri che ci circondano comincia ad essere svelato, ma mille nuove domande nascono da ogni risposta.
La zona sud che tanto aveva incuriosito alcuni dei miei compagni si è rivelata protetta magicamente per nascondere le rovine di quella che sembra un’antica cittadina: mi sono trovata di fronte a qualcosa per me di totalmente sconosciuto, non ho mai visto nulla del genere, e credo di non averne mai neppure sentito parlare . L’insediamento appare antichissimo, e i materiali usati per le costruzioni come pure lo stile architettonico sono del tutto estranei all’isola se non a tutta questa parte d’Europa. Gli edifici intatti sono pochi e sostanzialmente si riducono a quello che sembra un tempio incastonato nel fianco di una collina, di cui non abbiamo ancora aperto l’ingrasso, e quello che Marcus ha chiamato obelisco; si tratta di una sorta di colonna altissima di base quadrata che ora è adagiata a terra ma sicuramente un tempo si stagliava verso il celo; sui suoi lati c’è una fittissima serie di disegni e simboli che pare corrispondano ad una sorta di scrittura. L’imponenza delle costruzioni, la loro estraneità al luogo e le strane aure che si percepiscono in zona hanno lasciato tutti molto perplessi. Fra noi il più interessato è stato Marcus che pare abbia ricollegato questo tipo di costruzioni a una qualche civiltà sorta sulle coste africane del mediterraneo, e che sia deciso a studiare la cosa. Da parte mia devo ammettere di averci capito poco, e questo mi infastidisce molto; non mi piace l’idea che ci sia qualcosa di particolare su quest’isola di cui io non capisco il senso; inoltre pare che siamo venuti qui per portare avanti i nostri studi insieme e questo luogo sembra già dividerci. Marcus si è messo subito al lavoro, e noi abbiamo cercato di aiutarlo, ma pare chiaro che eccetto lui nessuno ha le conoscenze adatte o l’interesse sufficiente per approfondire la questione e temo che presto lo lasceremo ai suoi studi. D’altra parte ci sono altre scoperte a me più affini che pare ci attendano.
Un altro dei misteri dell’isola e venuto alla nostra attenzione, e questa volta sento di poter avere una parte più attiva nell’indagarlo. Nella foresta più vicina alla nostra abitazione c’è una forte aura magica e il suo fulcro pare essere una gigantesca quercia; quando, credo scioccamente, l’abbiamo privata di un frammento della sua corteccia essa ha reagito in modo violento, ferendo alcuni degli uomini che ci scortavano; il legno però si è rivelato una buona fonte di vis.
I miei compagni hanno reagito in modo ancor più violento e, credo proprio che, se non fossero distratti dai mille enigmi dell’isola , sarebbero disposti a tentare di abbattere l’albero. Ormai so di non poter pretendere che gli altri capiscano l’orrore che si cela nel distruggere una tale opera di magia e natura, ma in questo caso trovo molto sciocca la loro posizione: oltre al fatto che abbattere la quercia potrebbe rivelarsi un’impresa più difficile del previsto, una volta abbattuta essa esaurirebbe le sue proprietà magiche; inoltre è un soggetto di studio troppo interessante perché vada sprecato. Spero che vi perdano interesse, in modo da potermi dedicare alla questione con più calma.
Purtroppo i miei studi dovranno ancora attendere, a seguito di alcune scoperte compiute da Kasnar.
Mentre noi eravamo distratti dallo studio delle rovine nella zona sud, egli pare si sia recato spesso nella foresta della quercia magica, e ne abbia incontrato gli abitanti. Si tratta di una sorta di mutaforma, o licantropi, che abitualmente hanno forma di lupo e, durante alcune notti divengono umani, e pare lecito supporre che Kasnar sia riuscito a comunicare con loro proprio perché si accompagna ad un mannaro. Ad ogni modo pere che queste creature incarnino gli spiriti degli antichi abitanti dell’isola, che in passato furono sconfitti dagli scandinavi che adesso la abitano; tra loro c’era un druido potente che ha dato nuovo aspetto a ciò che rimaneva della sua tribù, in attesa che giungesse il momento per la vendetta. Non hanno intenzioni ostili verso di noi e Kasnar ha garantito loro che per un anno non visiteremo il bosco dopo il tramonto, anche se non ha idea del perché di questa strana richiesta.
Ormai dovrei smetterla di trovare incredibile il numero di misteri che ci appaiono in quest’isola.
Come ultima nota, pare che gli uomini-lupo abbiano rivelato che nel villaggio vengono allevati due demoni con le sembianze di strani ragazzi; in effetti abbiamo trovato un giovane e una giovane, tutt’altro che slavi nell’aspetto, minuti, bassi, scuri di carnagione e di capelli; nessuno sa da dove vengano, sono allevati dal druido, e pare siano il fulcro di numerosi riti religiosi del villaggio; Kuriak li ha ricollegati ad un’antica leggenda del popolo alla cui tradizione sembrano appartenere le rovine, e pare essersi interessato molto a loro.
Da parte mia ho deciso di distogliere la mia attenzione da quelle ricerche, perché non mi sento molto utile e perché non hanno molto a che fare con me. Inoltre comincio a risentire dell’atmosfera di questo posto, delle strane aure che percepiamo, e del modo di rivolgersi all’Arte, e a me, degli altri Magi. Infondo prima nel bosco della mia infanzia e poi nella dimora di Merenita, ho sempre vissuto un ambiente pregno di magia fatata, e ora comincio a sentirne davvero la mancanza: ci sono momenti in cui tutto qui mi appare spento, fugace, inutile, e temo che io stessa potrei presto adeguarmi a tale ambiente.
Anno 777 d.C.
Questo nuovo anno non mi ha portato sollievo, l’ansia si fa sempre maggiore, e il grigio di queste pietre più opprimente.
Preannunciato da una visione di Kuriak, è arrivato un nuovo membro della nostra alleanza: Nerimoneus, discepolo di Criamon. Solo per alcuni istanti ho sperato che egli portasse un miglioramento nella nostra situazione, ma poi si è rivelato essere un italico spocchioso, scostante e con una parlata difficile da comprendere, si è subito ritirato nelle sue stanze ed è stato come se nulla fosse accaduto.
Ormai ignoro completamente cosa ne sia degli studi dei miei compagni, cosa stia accadendo alle rovine o se siano cambiati i rapporti con il villaggio: ho cercato di collaborare, di creare armonia, ma non è nella mia natura, e pare non sia neppure nella natura degli altri: per loro inoltre pare non essere un gran problema. Ormai ho deciso di tornare alla mia antica passione, alla mia natura, e ho ripreso con nuovo vigore lo studio della magia fatata: ora che non c’è più la mia maestra a controllarmi, a cercare di convincermi della superiorità della magia ermetica le cose procedono molto più speditamente, ho udito nuovi racconti e cominciano a nascere in me nuove idee.
Ho passato le ultime settimane in compagnia di Pix, e le ho trovate interessanti e proficue, oltre che piacevoli; ormai conosco l’isola, e, anche se non ho il coraggio di avvicinare la zona unseelee presso le montagne, mi interessa sempre di più il portale che si trova poco lontano dalla costa a sud del villaggio.
Ancora una volta sono stata distolta dai miei pensieri: questa maledetta isola non finisce mai di sorprenderci.
Pare che tra i pirati scandinavi ci sia la leggenda di una nave fantasma, guidata da guerrieri imbattibili, che nei giorni di eclissi attacca i villaggi senza lasciare superstiti. Tale nave si è avvicinata alla nostra isola: è stata due interi giorni a largo aspettando che il sole si oscurasse e poi è attraccata: quelli che ne sono scesi non erano umani ma non morti, forse vampiri, e, se non fosse stato per il nostro intervento sicuramente il villaggio ne sarebbe stato distrutto. Non avevo mai assistito a nulla di simile, tutto quel sangue e tutta quella morte, e la nostra magia non ha potuto evitare che molti cadessero; e ancora, mai prima d’ora avevo usato l’Arte per salvarmi la vita, per combattere, e la potenza di cinque Magi, che finalmente si sono decisi a cooperare, mi è sembrata davvero impressionante: il pensiero che noi siamo solo agli inizi, e che tanto vasto è il mare della conoscenza che ci è ancora oscuro mi lascia sgomenta, mi chiedo cosa potrebbero fare i nostri maestri se davvero unissero le loro forze.
Ad ogni modo il villaggio è stato decimato e i suoi abitanti sono molto provati da quest’esperienza: sebbene non avessi mai avuto a che fare con questa gente, la loro situazione non riesce a lasciarmi indifferente, ma non c’è molto che io possa fare; non riesce a consolarmi neppure l’idea che ora dovranno per forza esserci grati, e, forse, fedeli.
Ho ripreso i miei studi sul portale. Pere che Kuriak e Kasnar abbiano avuto un incidente alle rovine, scontrandosi con una sorta di spettro o di creatura non morta di cui non ho ben compreso la natura: sono rimasti stranamente feriti e ora cercano in tutti i modo di porvi rimedio.
Io, frattanto, proseguo per la mia strada.
Anno 778 d.C.
Quasi mi sembra di essere tornata indietro ai tempi della mia infanzia: giornate intere a dialogare con Pix vagando per i boschi, senza incontrare alcun essere umano. Pare che durante le mie lunghe assenze nessuno senta la mia mancanza, e ci sono tante storie che la mia amica mi deve ancora raccontare. Finalmente sono riuscita a sapere qualcosa di quella che io chiamo Fiamma Fatata. Mille idee cominciano a danzare nella mia mente. Ma non voglio scriverne: per ora ho paura anche solo a pensare quello che potrei arrischiarmi a compiere se solo le mie indagini andassero a buon fine.
Sul finire dell’estate ho trovato qualcosa di particolare nella foresta: una ben strana foresta! Come se non bastassero la quercia magica e gli uomini-lupo, ora troviamo anche un portale incantato, sigillato con magia Diedne. Credo abbia a che fare con qualcosa di molto malvagio. E’ una minaccia seria per tutta l’isola anche perché pare debba aprirsi con la prossima eclissi; poiché Kuriak e Kasnar sono troppo presi dalle loro faccende, è stato Marcus a consigliarmi, o meglio ad aiutarmi a rafforzare il sigillo, dato che fin dall’inizio sono stata sicura che quella fosse l’unica cosa da fare.
Qualcosa ha tentato di uscire durante il rito, qualcosa che spero di non rivedere mai più, anche se Marcus ha azzardato l’ipotesi che un giorno, quando i nostri poteri saranno più sviluppati, potremo tentare di riaprire il passaggio.
Non ho voluto cominciare una discussione sull’argomento dato che sono altre le cose che mi interessano adesso.
E’ il momento, tutto è pronto. Sono emozionata come una bambina il primo giorno che vede la neve, e poco importa che queste potrebbero essere le ultime righe che scrivo. Ho preparato una barca, so esattamente dove si apre il portale, e sono pronta ad andare. Dovevo prendere questa decisione molto tempo fa, è stato inutile sprecare tanto tempo dietro gli affari di quest’isola e di questa Alleanza. Oggi entrerò nel mondo delle fate.
Non so se ne farò ritorno, perché nulla mi assicura che sarò accolta in modo benevolo, e, anche se così fosse, il tempo è qualcosa di strano in quei reami; inoltre ho uno scopo da portare a termine.
Ho detto a Bron di aspettarmi per un anno e poi sentirsi libero da ogni vincolo. Pix invece verrà con me.
Anno 779 d.C.
E così alla fine sono tornata. I miei compagni mi hanno raccontato di come, mentre mi allontanavo verso il mare aperto, un fulmine abbia colpito la mia piccola barca, e come poi da poche rocce che spuntavano fra i flutti sia sorta una piccola isola. Pare che abbiano sopportato la mia assenza per oltre un anno, e, forse l’avrebbero sopportata più a lungo se Bron non avesse insistito nel venirmi a cercare. D’altra parte io stessa mi ero allontanata senza avvertirli sulle mie intenzioni, quindi non posso che essere piacevolmente sorpresa del fatto che mi siano, infine, venuti a cercare. Forse, per quanto un mago sia perennemente chiuso nel suo mondo, vivere per anni a fianco di qualcuno non lascia del tutto indifferenti.
Ad ogni modo Nerimoneus, Kuriak e Bron, mi hanno raggiunto, o, come dicono loro, sono venuti a salvarmi.
La loro avventura per raggiungermi suona davvero molto buffa a sentirla raccontare, ma non deve essere stata un’esperienza piacevole, e credo che soprattutto Nerimoneus, mi farà pesare la cosa a lungo. Ad ogni modo i loro ricordi si fanno già sfocati e presto spariranno del tutto, come accade con ogni genere di sogno.
Io invece so bene cosa mi è accaduto. Ho incontrato colui che cercavo e ho stretto un patto. Non voglio scrivere di più, perché potrebbe essere di cattivo auspicio parlare prima che tutto sia compiuto, e inoltre non vorrei che altri vengano a conoscenza della cosa. Anche se, infondo, dubito che qualcuno ficcherà mai il naso nelle carte di una pazza che non fa altro che farneticare di fate.
Per quanto riguarda i miei progetti, non so ancora: ho un lungo compito da svolgere, che sarà reso ancora più lungo dalla concezione del tempo che vige nel reame dei sogni, e non so se la mia vita terrena basterà.
Dimenticavo di annotare che, accanto al portare per il regno fatato, ne è stato trovato uno che porta agli inferi; mentre gli altri partivano alla mia ricerca, Marcus è rimasto a studiarlo e pare ne abbia fatto crollare l’ingresso.
Anno 780 d.C.
Nerimoneus è stato colto dalla febbre di Criamon, lo strano dono proprio dei membri della sua casata.
Pare rimarrà a letto per almeno una stagione e si risveglierà carico di indecifrabili profezie, che nessuno qui da l’impressione di voler ascoltare. Prima di lasciarci però pare abbia scoperto qualcosa di importante : in un’isola a sud probabilmente dimora un drago.
Anche gli abitanti del villaggio hanno leggende a riguardo, dovrò parlare con alcuni di loro e interpretare gli strani studi del mio compagno per capire di cosa si tratta.
Ormai ne sono certa, è un drago sputafuoco, figlio dei reami fatati. Mi chiedo se la cosa abbia in qualche modo a che fare con il mio recente viaggio in quelle terre e con il compito che devo assolvere; ma potrebbe essere solamente una delle tante sorprese che quest’isola è destinata a farci.
E ancora una volta non posso che chiedermi perché proprio quest’isola sia stata scelta per noi.
Ad ogni modo, ho informato gli altri delle mie scoperte: paiono molto interessati, naturalmente pensando all’enorme fonte di vis che potremmo ottenere, ma per ora temono lo scontro diretto. Questo naturalmente è un bene: se la creatura è ciò che credo, non è solo una bestia molto potente e sarebbe un grave errore farsela nemica; ho bisogno di tempo per pensare cosa fare, ma, come sempre, temo che presto qualcosa verrà a distrarmi e i miei pensieri prenderanno un’altra direzione.
Ho passato alcuni giorni con Brehn, il druido del villaggio, per farmi insegnare i misteri delle erbe di quest’isola, diverse da quelle che già conoscevo. Convincerlo a prestarmi ascolto non è stato facile, ma, infine ho trovato giovamento dalle sue lezioni, per prima cosa perché egli si è rivelato uomo saggio e promettere di essere un buon mediatore con la sua gente anche in eventuali momenti di difficoltà; inoltre perché quello che mi ha insegnato mi sarà molto utile per portare avanti il mio nuovo progetto.
Infatti mi sono ormai convinta che non posso solo aspettare che il mio destino nella terra dei sogni si compia, ma devo seguire anche altre vie. Ho raccolto alcune ghiande della quercia magica. Sono pregne di magia fatata, e, ora che le ho piantate nei pressi della mia stanza, crescono a vista d’occhio.
Devo tenerne lontano gli altri perché non voglio si fatto loro del male: mi convinco sempre di più che siano creature senzienti, e non vedo l’ora di scoprire cosa saranno in grado di fare una volta cresciute.
Un altro fatto inquietante è avvenuto, e abbiamo rischiato di prenderne il controllo. Gli uomini-lupo hanno reclamato ciò che forse un tempo era loro, e stavano per scontrarsi con la gente del villaggio. Per qualche strano motivo abbiamo tutti avvertito il pericolo e ci siamo ritrovati fra le due fazioni che si fronteggiavano. Sono sicura che quelle creature avrebbero avuto la meglio , e non so se il nostro aiuto sarebbe bastato per salvare la situazione. Temo anche che alcuni dei miei compagni si sarebbe rifiutato di aiutare i nostri antichi vicini, aspettando solo di prendere nuovi accordi con il vincitore. Per nostra fortuna non c’è stato scontro, ma Marcus è riuscito a convincere gli scandinavi ad abbandonare una lotta impari e a trasferirsi altrove.
Ora un nuovo villaggio sta sorgendo nei pressi dell’Alleanza, e il suo legame con noi è sempre più evidente.
E’ già la seconda volta che salviamo questa gente, ma non sono sicura che loro percepiscano la cosa allo stesso modo, è più probabile che ci vedano come una sorta di maledizione cui devono rassegnarsi. La cosa certa è che se non fosse per Brehn sarebbe molto più difficile avere buoni rapporti con loro.
Ad ogni modo ora fra i tanti prodigi dell’isola possiamo annoverare anche un villaggio abitato da uomini-lupo.
Anno 781 d.C.
Il villaggio ormai è stato quasi ultimato, e molto sta cambiando nella vita di questa gente; vado ancora a parlare con Brehn a volte e pare che a lui non dispiaccia tenermi informata: abbandoneranno l’abitudine dei saccheggi per dedicarsi alla pastorizia e all’agricoltura. Spero che tale cambiamento sia un bene, d’altra parte non potevano certo pretendere di rivaleggiare con i loro strani vicini e antichi nemici, che invece paiono ancora intenzionati a mantenere vive le antiche tradizioni. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensa il drakhar di tutto questo.
Kuriak e Kasnar hanno avuto un nuovo incidente alle rovine, che questa volta ha avuto esito davvero drammatico.
Kasnar aveva preso con se i due strani ragazzi che vivevano al villaggio e aveva effettivamente scoperto che, anche se solo inconsciamente, avevano davvero a che fare con quelle antiche rovine: pare che fossero addirittura in grado di leggere quello strano linguaggio; così accadeva spesso che si trattenessero in quei luoghi fino a tardi. La scorsa notte una delle creature non morte che già avevano causato loro parecchi problemi gli ha attaccati, e il ragazzo è stato ucciso. E quando è morto un potente spirito si è levato dal suo corpo, rivelando di essere un guardiano che continua a reincarnarsi in un fanciullo ogni generazione; tale guardiano doveva sorvegliare qualcosa di molto potente che un popolo antico aveva racchiuso in quelle costruzioni, lo stesso qualcosa che probabilmente aveva creato il mostro che poi ha ucciso il ragazzo.
Ora il guardiano è scomparso, insieme al corpo che lo conteneva: rimane solo la fanciulla, che, probabilmente nasconde lo stesso segreto.
Quello che è accaduto quest’oggi è terribile e penso che avrà conseguenze enormi su di noi e sull’Alleanza. Forse non dovrei neanche scriverne, ma certo non basterebbe un accorgimento del genere per tenere nascosta la cosa.
Oggi Nerimoneus ha portato a termine un piano che covava da tempo. Ha organizzato una spedizione in nave per rinvenire alcune barre d’oro che sosteneva aver scovato in uno strano relitto a largo dell’isola. Tale relitto e tale oro avevano qualcosa a che fare con gli antichi abitanti delle rovine, e Marcus è parso così interessato da essere il primo ad immergersi. Allora Nerimoneus ci ha rivelato che le sue visioni parlavano di un grave male che incombeva su di noi, e che lui aveva individuato tale male proprio in Marcus, probabilmente corrotto da potenze demoniache quando era venuto in contatto con il portale per gli inferi, e che aveva organizzato un piano per eliminarlo. Tutto quello che ci chiedeva era di non intervenire. D’altronde non vedo cosa avremmo potuto fare visto che un’enorme balena ha inghiottito il mago ed è sparita all’orizzonte.
Ora non metto in dubbio le intenzioni di Nerimoneus, anche se forse dovrei, ma, pur ammettendo che le sue visioni fossero esatte, di certo erano di difficile interpretazione, e Marcus è stato condannato senza avere il permesso di difendersi. Tutti avevamo notato un certo cambiamento in lui, ma non sappiamo ancora adesso nulla di certo sui suoi studi.
Temo per quanto accadrà quando dovremo spiegare l’accaduto di fronte al Consiglio.
La fine della primavera e tutta l’estate ci hanno visto per una volta unire gli sforzi, e cercare di capire cosa nascondesse Marcus; dei suoi appunti ben poco è comprensibile, visto che la maggior parte è scritta in greco, ma cose più interessanti, forse più inquietanti, sono venute fuori alle rovine.
Cera un libro, sorvegliato da un guardiano magico, e solo dopo molto Kasnar e Kuriak sono riusciti a portarlo via; inoltre abbiamo scoperto un complesso sistema di sotterranei, forse una tomba dove qualcuno era stato seppellito con uno strano rituale, appartenente a popoli a me sconosciuti. Quei sotterranei continuano in gallerie di origine forse naturale, comunque non umana, che portano ad un’immensa caverna dove si trovano le radici della quercia magica. E’ stata per me una forte emozione trovarmi al cospetto di una tale creatura; ella ci ha anche parlato, tramite un suo figlio di aspetto umano che ci ha intimato di andarcene, di non disturbare suo padre, ma, con mio grande sollievo non ha condannato i miei studi, ma mi ha anzi riconosciuta come colei che si prende cura dei suoi piccoli fratelli.
Questo mi ha ricondotto hai miei interessi: lascio agli altri il compito di scoprire i misteri di quei popoli sconosciuti che vissero qui tanto tempo prima di noi.
Ancora una volta devo affermare che quanto è accaduto ha dell’incredibile, e ancora una volta siamo stati travolti dagli eventi.
Marcus non era morto come credevamo.
Tutto è accaduto così in fretta che molti dei miei ricordi sono confusi, e mai come ora ho avuto bisogno di scrivere per fare chiarezza nella mia mente.
Come ho già detto Marcus non era morto, o forse è tornato dalla morte, perché al tramonto si è presentato alla nostra porta e ci ha sfidato. Ci ha chiamato sciocchi e ha mostrato un potere molto superiore al nostro, ed è stato solo unendo tutte le nostre forze e avendo molta fortuna che siamo riusciti a fermarlo.
Ma non era lui il nostro nemico, quello che per tanto era stato prigioniero nelle antiche rovine si stava svegliando.
Dopo un’intera notte di frasi confuse e farneticazioni, questo è quello che sono riuscita a capire, mettendo insieme i discorsi di tutti i presenti. Una certa entità, molto antica, di nome forse Imeneteph, era stata segregata in quelle rovine molto tempo fa; non so se fosse stato realmente un mago, e quindi umano, come egli stesso ha affermato, ma di certo il potere che ha mostrato non aveva nulla di umano. Non sono neppure riuscita a capire il motivo della sua condanna, ne perché sia stato imprigionato così lontano dal suo luogo d’origine, ma questo forse si può spiegare nel fatto che i suoi simili volevano tenerlo il più lontano possibile; non sono neppure riuscita a comprendere chi l’abbia imprigionato e di quale natura fossero i poteri di chi è riuscito in una tale impresa.
Quello che è certo è che da molto tempo aveva soggiogato Marcus al proprio volere, promettendogli in cambio dei suoi servigi una forma di sapere altrimenti a lui preclusa: infatti la creatura chiamata Imeneteph non faceva altro che ripetere che siamo degli sciocchi, che nulla abbiamo compreso della vera natura della magia e di quello che può permettere il suo utilizzo.
Mentre Imeneteph si liberava dalla sua prigione, l’ultimo spirito guardiano, quello imprigionato nel corpo della fanciulla, si è risvegliato per combatterlo, anche se la lotta è sembrata da subito impari.
Personalmente io non avevo idea da che parte schierarmi, dato che avevo di fronte creature del tutto sconosciute; devo ammettere però che provavo e provo tuttora una certa repulsione per le parole e l’arroganza del mentore di Marcus, e temevo per la vita della giovane ragazza, del tutto innocente. Per questo ho cercato di difenderla, ma i miei scarsi poteri non hanno avuto successo.
Infatti Kasnar si è inspiegabilmente schierato dalla parte di Imeneteph attaccando lo spirito guardiano, e, mentre il suo compagno assumeva la già nota forma di mannaro, egli ha rivelato la propria natura di vampiro.
E’ stato allora che Nerimoneus ha urlato di essersi sbagliato e che il male che le sue visioni affermavano ci minacciasse era in realtà rappresentato proprio da Kasnar.
Io non ho idea di cosa pensare, ma soprattutto non credo che la natura vampirica di Kasnar possa essere imputata ad un qualche incidente avvenuto durante l’assalto della nave maledetta: già da prima infatti il mago scandinavo mostrava segni di una strana malattia che lo costringeva a fuggire la luce del sole. Queste però si rivelano sterili elucubrazioni, per quello che dirò fra poco.
Durante lo scontro col guardiano , infatti, il Magus e il suo compagno hanno avuto la peggio e, quando stavano per soccombere, sono svaniti nel nulla, probabilmente salvati da un qualche incantesimo di protezione.
Il guardiano però, già gravemente ferito, è subito caduto sotto i colpi di Imeneteph, che si è allontanato dopo aver pronunciato frasi misteriose che non sono sicura riguardassero da vicino anche noi.
Ora non resta che tirare le somme di questa notte di follia.
La giovane che custodiva lo spirito guardiano è viva, ma in uno stato di totale catatonia, e Kuriak, dopo vani tentativi di guarirla, l’ha riportata al villaggio; Kasnar è il suo compagno sono scomparsi, e dubito che li rivedremo presto; Nerimoneus non fa altro che inveire contro di lui e contro la sua natura di vampiro, e sta cominciando ha pensare di lasciarci per inseguirlo e combatterlo; Marcus è davvero morto, o almeno così sembra.
Per quanto riguarda Imeneteph non so che dire: anche se prestare del tutto fede alle sue parole pare ingenuo, considerarlo una qualche creatura maligna ascesa da un qualche inferno mi pare troppo semplice. L’unica cosa di cui siamo sicuri è che, forse per puro caso, forse perché così ha voluto il destino, siamo stati testimoni di qualcosa di grande, che deve ancora portare le sue conseguenze sul mondo: non bisogna dimenticare che ora egli è libero, e nessuno conosce la sua vera natura ne il modo per fermarlo, se mai ce ne fosse bisogno.
Quello che rimane a noi è un libro, che Kuriak sta studiando, e molti misteri che forse non potremo mai svelare, racchiusi come sono nelle rovine e negli appunti incomprensibili di Marcus.
Anno 782 d.C.
Questa primavera un portale magico si è aperto sull’isola, un chiaro invito da parte del Consiglio: d’altronde era inevitabile che fossimo richiamati dopo quanto accaduto.
Siamo arrivati in Durenmar titubanti, soprattutto preoccupati per quanto Bonisagus e Tremere avrebbero detto riguardo la scomparsa dei loro allievi.
Grande è stata la sorpresa quando abbiamo finalmente parlato con il Consiglio, che non ha avuto particolari parole di rimprovero per noi, ma ci ha solo informati dei recenti sviluppi della propria politica.
Bonisagus non ha voluto pronunciare il nome di Marcus, e ha già una nuova pupilla, Trinoma, che pare si stia dando un gran da fare per regolamentare ogni più piccolo dettaglio all’interno dell’Ordine, e sia già molto rispettata, perché, data la sua fervente attività politica è in contatto con i maggiori esperti dell’Arte che non si sono ancora ufficialmente uniti a noi.
Tremere ci ha solo comunicato che non dobbiamo darci pena per Kasnar, che ora è al sicuro nel suo castello, e che presto manderà un giovane apprendista come rimpiazzo.
Non sono riuscita a capire quanto di quello che è accaduto è realmente a conoscenza del Consiglio, ma credo, o meglio temo, conoscano tutto nei minimi dettagli.
Eppure non mi spiego perché non ci sia stato il minimo richiamo sul fatto che gran parte di noi non ha esitato molto prima di infrangere i dettami del Patto di Hermes, che ci era stato presentato sotto una luce così ufficiale.
Ne mi spiego perché nessuna risposta ci sia stata fornita, ne sulla natura di quel Imeneteph che tanto ci è parso potente, ne sul motivo per cui una tale quantità di fatti incredibili e di strane creature si concentri su quella piccola isola.
Non basta affermare che è un forte luogo di potere, dove molte auree confluiscono, e, comunque, nessuno ci aveva avvertito della cosa alla nostra partenza.
Forse essi vogliono che impariamo certe cose da soli, senza contare più sul loro aiuto, ma è molto più probabile che i motivi siano altri e più difficili da comprendere.
Temo che arriverà presto il giorno in cui non dovremo più pensare a loro come i nostri maestri, ma solo come a maghi molto più astuti e potenti di noi.
La riunione verteva su l’introduzione di nuove regole, più sofisticate delle precedenti, e soprattutto sull’idea che presto molte nuove alleanze sorgeranno in Europa, questa volta in luoghi più vicini alla civiltà umana in modo da poter intrattenere rapporti con la vita politica e sociale del mondo profano.
Fra le più vicine alla nostra, ci saranno un’alleanza nel nord della Francia e una nel sud dell’Inghilterra.
Per facilitare le comunicazioni infine alcuni portali saranno creati, ognuno sotto il controllo dell’alleanza più vicina.
Non riesco ancora a giudicare bene la portata di queste notizie, anche se temo che ben presto nasceranno rivalità, soprattutto per la gestione delle fonti magiche.
Da parte nostra dovremmo essere avvantaggiati da un maggiore numero di anni d’esperienza, ma la collaborazione all’interno della nostra alleanza è ancora cosa ardua da ottenere, e credo che difficilmente riusciremmo a tenere testa ad un altro gruppo di maghi più compatto.
Siamo tornati sull’isola pieni di dubbi e domande, portando con noi alcuni soldati e il giovane Goratrix, che prende il posto di Kasnar.
Pare un giovane gentile, ed è ancora un apprendista, quindi mi tratta con un rispetto che non sono abituata ad ottenere tanto facilmente; vedremo cosa sarà quando si sarà ambientato e sarà assurto al rango di Magus.
Certo non posso affermare che la presenza inquietante di Kasnar mi mancherà, ma mi dispiace non averlo incontrato, per avere una discussione pacifica e fare chiarezza su quanto accaduto.
D’atra parte forse una discussione pacifica sarebbe stata impossibile dato che Nerimoneus non fa che ripetere che egli è il male e va fermato.
Nerimoneus ci ha lasciato, partito per non so quale cerca e il suo commiato è stato tale da far supporre che difficilmente lo rivedremo. Ora siamo in tre, e solo due rimangono di coloro che arrivarono per primi sull’isola. L’Alleanza si fa sempre più sguarnita visto che uno di noi è ancora un apprendista; inoltre sono preoccupata per Kuriak.
Goratrix mi ha fatto notare quanto sia sinistro il suo aspetto: vivendo con lui da anni mi ero ormai abituata alla sua stranezza, ma mi sono accorta che effettivamente i continui studi in laboratorio lo stanno provando molto. Non ho idea di cosa stia cercando, ma se non fa qualcosa al riguardo presto il crepuscolo lo porterà via. Mi resta solo da avere fiducia in lui, e sperare che sappia come sistemare la faccenda.
Ad ogni modo credo che almeno un altro Magus sia indispensabile, ne parlerò con Kuriak il prima possibile; se lascerà fare a me, credo che cercherò di far giungere fin qui un allievo di Diedne, così affine alla mia maestra: sono sempre stata interessata al loro tipo di magia, e credo che in un luogo come questo sia la più utile da conoscere.
Anno 783 d.C.
Quest’inverno Goratrix ha completato i suoi studi, ora non è più un apprendista, e, quindi abbiamo potuto compiere con lui il rituale di protezione dell’Alleanza, che da tempo ci riproponevamo di formulare.
Ho fatto in modo che anche Brehn partecipasse al rito, e per la nostra gente è stato una sorta di giorno di festa.
Dico nostra gente, perché mai prima di oggi mi ero accorta di quanto fosse cresciuta la nostra piccola comunità: oltre noi, i nostri compagni, a i pochi servi che avevamo all’inizio adesso abbiamo soldati, e alcuni artigiani venuti con noi dall’Europa, che hanno contribuito a rendere la struttura della nostra dimora più solida, e anche più bella a vedersi.
Ora la mia stanza si affaccia su un terrapieno che forma un dislivello di alcuni metri e che è coperto dal mio giardino, dive troneggiano le mie piccole adorabili querce.
Inoltre sempre più spesso c’è via vai di persone fra questo luogo e il villaggio, che si è ripreso almeno in parte da tutte le sciagure subite, e che ormai, è legato a noi.
A primavera Kuriak ha dichiarato di dover partire in cerca di un oggetto su un isola a nord: poiché non abbiamo saggiato ancora i poteri di Goratrix, abbiamo preferito rimanesse sull’isola e sono stata io ad andare con lui.
Il viaggio è stato decisamente spiacevole, dato che la bestia che Nerimoneus aveva usato per colpire Marcus ci ha attaccato, convinta di aver subito un inganno da parte nostra. Non ho idea di cosa Nerimoneus le avesse promesso in cambio del suo aiuto, ma, anche se con una certa difficoltà l’ho convinta che l’oggetto della sua ira non si trova più fra noi. Spero solo che non cambi idea e non ci crei altri problemi.
L’isola meta del nostro viaggio pare sia l’ultima dimora dei Druidi del Cerchio Nero, una particolare casta di sacerdoti celti che molto avevano a che fare con i demoni dell’Amn, e che si sono ritirati lontano dagli occhi di tutti dopo la caduta della Bretagna. Se questa leggenda è vera non lo so, ma l’isola era protetta da molti sortilegi e il luogo dove eravamo diretti era circondato da demoni . Dopo non poche difficoltà siamo giunti in un antro dove Kuriak ha incontrato un vecchio druido, o forse lo spirito di un druido, e a seguito di una lunga trattativa è riuscito a farsi consegnare una pietra del colore scuro. Non ha voluto spiegarmi molto sui poteri di tale pietra ne su quello che sta pianificando, d’altra parte è ormai abitudine nella nostra Alleanza che tutti conducano i propri studi in privato.
Spero solo non stia facendo nulla che possa metterci in pericolo; certo la sinistra fama di commerciare con i demoni legata al suo maestro e il nostro viaggio lasciano intendere che genere di studi stia portando avanti, ma non è certo per la sua anima che temo, ammesso che si ancora sotto il suo diretto controllo: temo per la nostra incolumità fisica, e per problemi di natura molto più sottile.
E’ sconvolgente come continuiamo a infrangere sistematicamente ogni dettaglio del giuramento fatto prima di giungere sull’isola.
Anno 784 d.C.
Quest’oggi le mie preoccupazioni riguardo Kuriak si sono rivelate fondate, visto che un’esplosione di discrete proporzioni ha sconvolto il suo laboratorio. Per fortuna ne lui ne Goratrix, che conduce i suoi studi nelle stesse stanze, sono rimasti seriamente feriti; anzi; Kuriak sembrava essere molto soddisfatto e pare che la sua opera sia quasi giunta a compimento. Ora abbisogna di qualcos’altro, che vuole andare a cercare a Glasgow, nel nord della Scozia.
Questa volta non sarò io ad accompagnarlo, dato che troppe volte ultimamente ho dovuto interrompere i miei studi per motivi che non mi riguardavano da vicino. Sarà Goratrix ad andare con lui: ormai ha lasciato lo status dell’apprendista per quello di Magus, ed è il caso che cominciamo a trattarlo come tale; sebbene infatti fino ad ora si risultato conveniente dovermi accordare solo con Kuriak nel prendere decisioni importanti, il consiglio di un altro potrebbe diventare essenziale; inoltre è bene che il ragazzo veda un po’ del mondo fuori dall’isola.
Essere qui sola è di grande giovamento ai miei studi; passo giorni interi nel mio giardino, con la sola compagnia della mia piccola amica fatata e delle giovani querce, che mostrano sempre più il loro potere. Comincio a vedere sfumature nell’aura fatata che prima non comprendevo, comincio a vedere cose che da molto stavo cercando. Spero non sia solo la mia immaginazione.
Nei pochi momenti in cui sono costretta a tornare alle incombenze dell’Alleanza, mi si fa sempre più urgente il problema di trovare un altro Magus che si unisca a noi: siamo davvero troppo pochi, troppo deboli e con troppo poco a disposizione per portare avanti i nostri studi. Ho scritto a Merenita che interceda presso Diedne per farci arrivare uno dei suoi allievi: spero sia sufficiente, non ho alcuna voglia di aspettare un incontro ufficiale, per poi trovarmi qui qualcuno di completamente imposto dall’esterno. Sebbene non sappia chi arriverà dalla Bretagna, almeno posso sperare in una sua certa affinità con questi luoghi, se non con i miei modi di intendere la magia.
Per la prima volta aggiungo una nota sulle mie attività in laboratorio. Ora che le mie piccole querce sono cresciute e che non assorbono più tutta la mia attenzione, per la prima volta ho potuto provare a creare qualcosa: è un piccolo monile, una ghianda rivestita d’argento e imbevuta di magia del mondo vegetale; per ora ho solo cominciato, mi ci vorrà almeno un altro anno per raggiungere il mio scopo, a meno che non giungano altri contrattempi.
Anno 785 d.C.
Continuo i miei studi, ma la calma che cerco di mantenere attorno a me svanisce lentamente e mi faccio sempre più inquieta, senza tra l’altro riuscire a individuare il vero motivo di questa inquietudine. L’atmosfera nell’alleanza si è fatta strana, sarebbe quasi buffa se non portasse difficoltà e preoccupazioni: dopo i suoi ultimi esperimenti, infatti, il caro Kuriak ha assunto una strana aura, che ho messo poco a individuare come demoniaca. La cosa non dovrebbe sorprendermi, vista la dubbia fama del suo maestro, e la chiara natura dei suoi esperimenti, ma una simile atmosfera disturba me e la mia magia; e credo che la mia presenza che, anche se solo in piccola parte porta con se il soffio del regno fatato, crei a lui altrettanti problemi. All’interno dell’alleanza siamo protetti da questo genere di interferenze, ma se mai dovessimo intraprendere un viaggio insieme non so come potrebbe andare.
A parte questo, da qualche tempo le mie notti si sono fatte inquiete, quasi avessi smesso di sognare.
Non credo che Kuriak abbia qualcosa a che fare col problema; è quasi come se l’Arcadia si facesse sempre più lontana, come se lentamente la mia pare mortale stesse prendendo il sopravvento.
Come temevo il mio lavoro è stato nuovamente interrotto e certe mie paure hanno trovato conferma.
Ho ricevuto una visita di mia madre. E’ arrivata portata da un raggio di luna e da un soffio di vento, è entrata nella mia stanza senza problemi, sempre più simile a una fata che a un essere mortale. Mi ha dato un compito, mi ha detto che il grande varco di Gasburry è stato chiuso e che devo andare a controllare; poi e svanita .
Quanto mi ha detto potrebbe, almeno in parte spiegare quello che accade con i miei sogni, e ciò mi consola visto che la causa non sono io; resta comunque il problema da risolvere.
Come pure resta il fatto che lei non avesse previsto un rifiuto, non avesse pensato che magari potrei avere altro da fare; sostiene di non poter andare lei perché il luogo è nella zona controllata da Diedne, col quale pare abbia alcuni dissapori, ma è anche vero che ha altri discepoli che io sappia, e che non ha chiesto, ha ordinato e io non ho protestato; sono passati dieci anni da quando l’ho lasciata, ma lei mi tratta ancora come la sua piccola allieva e io non riesco a tenere lo sguardo fisso nel suo. Ma questo è qualcosa che non posso affrontare adesso, e che forse non risolverò mai del tutto. Per ora so solo che una notizia come quella che Merenita mi ha portato questa notte mi avrebbe indotto comunque a partire, perché certo non sono io a tirarmi indietro quando si tratta di immischiarsi con le cose delle fate e col difendere l’accesso ai luoghi da cui proviene la nostra magia.
Partirò domani, porterò con me Bron e Goratrix, dato che non credo Kuriak voglia immischiarsi con il piccolo popolo.
Abbiamo attraversato il portale che porta nel sud dell’Inghilterra, e ci siamo trovati a circa tre giorni di cammino a nord della nostra meta.
Abbiamo intrapreso il viaggio, relativamente tranquillo, guidati da Bron.
Mentre per la prima notte abbiamo ricevuto ospitalità in un villaggio, per la seconda ci siamo dovuti adattare a dormire all’aperto. Eravamo già molto vicini a Glasburry, e quindi non sono stata sorpresa quando Pix mi ha rivelato di avvertire una presenza vicino al nostro campo; la mia piccola amica era terrorizzata, e quando ho intimato all’essere di uscire allo scoperto non ha potuto fare a meno di nascondersi sotto il mio mantello. Il nostro visitatore era un piccolo satiro irsuto dall’aspetto poco rassicurante che si faceva chiamare Irbicus. Disse di appartenere niente meno che alla corte di Gwyn up Nudd , e che, uscito dal reame fatato contravvenendo agli ordini del suo signore, era rimasto bloccato da questo lato del passaggio: il varco si era infatti chiuso, perché, almeno a sentire Irbicus, dei mortali stavano costruendo una chiesa proprio attorno al pozzo.
Benché dubitassi molto della lealtà di quell’essere, e soprattutto che avesse mai avuto direttamente a che fare con il re della Plant Annwn, gli promisi il mio aiuto, a patto però che stesse lontano da noi per la notte e si ripresentasse solo l’indomani mattina.
Stranamente, Irbicus fece fede al patto, e al sorgere del sole tornò, mostrando un aspetto appena più rassicurante di quello che aveva la prima volta che l’avevamo visto; d’altra parte egli stesso aveva ammesso di entrare nel varco solo di notte.
Giungemmo a Glasbury al tramonto, e ci addentrammo nel villaggio ddopo aver lasciato Irbicus ad attenderci nei boschi.
continua...